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Variazioni della quantità di ghiacci, specialmente in Antartide e Groenlandia, devono corrispondere necessariamente a variazioni del livello marino che si abbasserà quando i ghiacci aumentano e si alzerà quando questi si sciolgono, come avviene tutt'ora nei fiumi che hanno le piene stagionali a causa dello scoglimento dei ghiacci sulle montagne. Secondo alcuni calcoli la fusione totale dei ghiacci presenti nelle calotte polari provocherebbe un innalzamento del livello marino di circa 70 metri, ma l'abbassamento del fondo oceanico, a causa del maggior contenuto d'acqua, e quindi di peso, (chiamato abbassamento isostatico vedi isostasia) compenserebbe in parte l'innalzamento portandolo intorno ai 55 metri. Secondo Donovan e Jones (1979) la variazione che si avrebbe da una fase di completa assenza dei ghiacci ad una fase di massima estensione delle calotte polari (nei periodi delle glaciazioni) provocherebbe uno sbalzo di circa 150 metri. Accanto uno schema con le variazioni globali del livello marino: la curva tratteggiata mostra i grandi cicli (da Pitman 1978) mentre la curva continua mostra i cicli di secondo ordine; da notare in quest'ultimi il graduale e lento aumento del livello marino a cui segue un brusco abbassamento (Bosellini, Rocce e successioni sedimentarie, Ed. UTET).
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